I Leo e il diabete: campagna di sensibilizzazione

La Giornata Mondiale del Diabete è stata creata dalla Federazione Internazionale del Diabete e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1991, in risposta al crescente numero di casi in tutto il mondo. Viene celebrata il 14 novembre di ogni anno, in memoria di Frederick Banting.

Il Leo Trinacria ha deciso di intervistare alcune persone che soffrono di questa patologia ma scopriamo, brevemente, di cosa si tratta.


Il diabete, scientificamente noto come diabete mellito, è la più nota malattia metabolica che può colpire qualunque essere umano. La sua insorgenza è legata all’insulina, per la precisione può dipendere da una ridotta disponibilità di insulina (la cui produzione non soddisfa le esigenze dell’organismo); dalla scarsa sensibilità all’ormone da parte dei tessuti bersaglio o da una combinazione di questi fattori.

Attualmente, la comunità medico-scientifica riconosce l’esistenza di tre tipologie di diabete mellito: il diabete di tipo 1; il diabete di tipo 2 ed il diabete gestazionale: il primo comprende la quasi totalità delle forme diabetiche immunomediate; in queste circostanze, la causa principale è un malfunzionamento del sistema immunitario il quale, riconoscendo come estranee le cellule beta pancreatiche delle isole di Langerhans, le aggredisce e le distrugge. Essendo implicato il sistema immunitario, il diabete mellito di tipo 1 rientra tra le malattie autoimmuni. Il diabete mellito di tipo 2 comprende tutte le forme di diabete dovute ad un deficit di secrezione dell’insulina da parte delle cellule beta pancreatiche delle isole di Langerhans; resistenza dei tessuti dell’organismo all’azione dell’insulina (condizione nota come insulino-resistenza). Infine, il diabete gestazionale, com’era nella vecchia classificazione,comprende le forme di diabete secondarie allo stato di gravidanza. Si tratta,in genere, di un fenomeno transitorio.

La presenza di questa patologia nella popolazione mondiale è aumenta in maniera esponenziale negli ultimi 30-40 anni

Ci raccontano la loro esperienza tre ragazzi, affinché possa d’aiuto ad altri giovani che si trovano nella stessa situzione: Raimondo, Maria (nome di fantasia) e Laura.

D: Quando hai scoperto di avere il diabete?

Raimondo: Avevo 20 anni ma i sintomi cominciarono a comparire qualche mese prima.

Maria: Nel febbraio del 2003.

Laura: Mi hanno diagnosticato il diabete mellito tipo 1 all’età di 4 anni.

 

D: Quali sono stati i primi sintomi?

Raimondo: Cominciai ad avere disidratazione cutanea, secchezza in bocca ma allenandomi continuamente non facevo molto caso. Successivamente si accentuarono parecchio: avevo sempre sete e bevevo circa 6 litri di acqua al giorno; la notte mi svegliavo perché avvertivo secchezza alla gola; avevo sempre fame e nonostante mangiassi moltissimo, perdevo visibilmente peso e mi sentivo spesso fiacco.

Maria: Mi sentivo spesso stanca, fiacca e avevo moltissima sete.

Laura: Irrequietezza, sudorazione eccessiva, sete e frequenti minzioni notturne.

 

D: Questo tipo di patologia è limitante nelle attività della tua vita?

Raimondo: Non in maniera predominante ma di sicuro lo stile di vita ne risente, specialmente a livello energetico, considerando anche i cali glicemici: davvero terribli. Nel mio caso, sono anche stato costretto a cambiare mestiere perché, soffrendo di questa patologia, non potevo fare il militare. Inoltre considera che devo sempre ricordare di fare l’insulina e portare le penne o, come faccio io, il micro infusore.

Maria: Assolutamente no! Se riesci a gestirla, questa patologia è meno limitante di un semplice raffreddore.

Laura: Dipende, il diabete non è una malattia statica, tutt’altro. Tutto cambia nel giro di pochi minuti.Non so se sia una domanda a cui si può rispondere in modo esaustivo, perciò sì, alcune volte è invalidante e altre volte ti dimentichi di avere il diabete e dunque non è limitante. Questa patologia cronica è difficile da gestire correttamente e noi diabetici ogni giorno dobbiamo affrontare diverse difficoltà, ma con un atteggiamento positivo si può superare tutto. Grazie all’utilizzo di un microinfusore, un dispositivo medico per l’infusione continua di insulina, ho riscontrato notevoli miglioramenti permettendomi di vivere il quotidiano con più libertà.

 

D: Che stile alimentare segui?

Raimondo: In generale non escludo nessun cibo ma cerco di limitare gli zuccheri ed i carboidrati.

Maria: Nulla di specifico, riesco a mangiare quello che voglio.

Laura: Non seguo una dieta specifica, mangio di tutto, con moderazione. I diabetici possono mangiare tutto quello che mangiano le persone non diabetiche, basta fare la giusta quantità di insulina. Non c’è un tipo di dieta specifica che funziona per tutti.Vorrei che passasse il messaggio che un diabetico non deve limitarsi o privarsi di mangiare ciò che gli piace, bisogna sapersi equilibrare, ma di certo ti puoi concedere una fetta di torta o un buon piatto di pasta.

 

D: Hai avuto paura/timore quando ti hanno diagnosticato il diabete?

Raimondo: No, non ho avuto paura o timore anche perché iniziai a documentarmi fin dall’inizio. Inoltre ero più o meno a conoscenza di ciò che avrebbe comportato perché un mio amico cominciò a soffrirne da piccolo.

Maria: A essere onesta non ricordo praticamente nulla. Diciamo che sono stati bravi i miei genitori a farmelo sembrare quasi un gioco quando ero piccola e a spiegarmi tutto via via che crescevo.

Laura: Dai racconti dei miei genitori non ho mai avuto timore di questa malattia, non hanno mai riscontrato in me un rifiuto nel fare l’insulina. Il lavoro più grande, nel farmi accettare questa malattia, è stato fatto dai miei genitori e dai medici dell’istituto pediatrico San Raffaele di Milano, che mi hanno fatto vivere questa avventura con normalità e apertura.

 

D: Con l’esplosione della pandemia, ti sei sentito più esposto rispetto agli altri, soffrendo di questa patologia?

Raimondo: Sì perché nonostante il contagio sia uguale per tutti, per chi come noi convive con questa malattia, il rischio di un decorso pericoloso del virus è maggiore.

Maria: Un po’ si. Sono comunque un soggetto a rischio quindi devo stare molto più attenta degli altri. Anche andare a prendere i medicinali in farmacia era un rischio.

Laura: Certo che sì, noi soggetti con patologie autoimmuni dobbiamo stare molto attenti. Ho avuto e continuo ad avere paura perché sono un soggetto fragile. Ho sempre rispettato meticolosamente le norme sulla sicurezza e distanziamento sociale, limitando al minimo le uscite.

 

D: Cosa vorresti consigliare a coloro i quali lo hanno scoperto da poco?

Raimondo: Vorrei dire di non preoccuparsi, di seguire i medici e stare attenti. Da questa malattia si può imparare molto, migliorando la qualità della vita e del proprio benessere. Possono, sicuramente, prendere più consapevolezza del proprio corpo e delle proprie abitudini.

Maria: Di vivere la propria vita normalmente, di riprendere il prima possibile i propri ritmi e soprattutto di fare sport o attività fisica in generale perché aiuta molto.

Laura: Ormai ho il diabete da 21 anni e l’unica cosa che posso consigliare è di non avere paura, di non abbattersi, di imparare ad ascoltare i segnali che il proprio corpo manda, di volersi bene e non vergognarsi mai. Anzi, parlatene liberamente, spiegate bene cos’è questa malattia e come potervi aiutare in caso di necessità. Non abbiate paura di mostrarvi.